La nostra sfida

16
Apr

 

 

Antonio Magliulo fondatore KKBIKE
Antonio Magliulo
fondatore KKBIKE

Nel percorrere questa vita, di recente mi sono chiesto più volte: ma io cosa ci faccio qui?

Vesto in questo modo, mi comporto e penso in un modo che prima nemmeno avrei immaginato… poi ho capito che questa era la mia strada, il mio vero modo di essere, di vivere la mia vita, con le mie passioni, le mie ambizioni, la mia libertà, il mio modo di esprimermi, il mio modo di sentirmi sempre giovane, di puntare sempre avanti e di proiettarmi in un futuro, prima incerto, oggi con degli obbiettivi e delle mete da raggiungere, con umiltà e sincerità. Oggi ho la certezza di poter seguire un percorso che, a volte, sembra già tracciato, altre volte devo fermarmi a comprendere cosa sia giusto e cosa non. Ma ho la convinzione di poter arrivare alla mia meta con l’aiuto dei miei sentimenti, del mio istinto, dei miei sogni, ma anche delle mie competenze ed esperienze. Sono certo della presenza di qualcuno che mi guida a fare le scelte migliori, che in qualche modo mi spiana la strada, mi fa vedere cose che prima non vedevo, che mi conforta ed incoraggia quando gli ostacoli sembrano troppo grandi da superare, troppo piccoli una volta che te li ritrovi alle spalle.

Quando ho iniziato

ero un signore di mezza età con una visione del futuro che definire incerto era un eufemismo, sono stato tentato più volte dal lasciarmi andare e perdermi nella sfiducia, nei meandri della solitudine e della rabbia, verso me stesso e verso il prossimo.

Un giorno ho deciso

che qualcosa doveva cambiare, che la mia vita non poteva finire in quel modo ed ho fatto appello a tutte le mie energie, fisiche e mentali, le stesse che mi hanno fatto superare certi dolori e certi ostacoli che sembravano essere montagne insormontabili. Ho iniziato a chiedermi: cosa voglio fare da grande? Ho iniziato ad accarezzare antiche passioni quali l’arte, la musica, la fotografia, ho iniziato a catalogare le mie competenze acquisite in tanti anni di esperienza lavorativa, ma nulla di tutto ciò sembrava più interessarmi e fornirmi nuove motivazioni ad andare avanti, nulla mi prospettava più degli obbiettivi raggiungibili, nulla mi forniva più le motivazioni e le energie necessarie per un prosieguo dignitoso e soddisfaceva le mie ambizioni e riempiva la mia anima di entusiasmo.
Ho deciso a quel punto di mollare tutto e, al tempo stesso, di mettere tutto insieme, dare un taglio netto a ciò che ero stato e che avevo fatto, e facendo tesoro del mio vissuto, ho fatto un gran balzo in avanti, nella meraviglia di me stesso e di chi mi stava intorno.

Mi sono inventato un nuovo gioco

ho richiamato all’appello tutte le mie energie mentali per convincermi che era quello che mi piaceva e che avrei fatto di tutto per eliminare la nebbia che mi offuscava e che non mi faceva più vedere nulla di chiaro della mia vita e nella mia mente. Ho scoperto che quel gioco mi appassionava, era divertente e coinvolgente, e man mano che andavo avanti, piccoli barlumi attraversavano la foschia mi facevano intuire la luce che poteva essere dietro quella coltre fumosa.

Ma non avevo risorse, se non quelle personali: il mio carattere, la forza d’animo, la creatività, la volontà di agire e non solo di pensare, una rinnovata voglia di fare qualcosa che in qualche modo facesse notare al mondo che c’ero anch’io, che esistevo e potevo fare qualcosa di buono, che avrebbe segnato il mio passaggio, lasciato le mie orme.

Con questa convinzione chiesi aiuto a mio padre, tentando di spiegargli tutto ciò, ma se non era chiaro a me, come potevo convincere qualcun altro al di fuori di me, così vicino ma al tempo stesso così lontano da me, come pensiero e stile di vita? Una vita agli sgoccioli, che stentava a mandare avanti, nonostante avesse ancora tanta voglia di farlo.

Ma era mio padre ed io il suo primo figlio, il suo figlio prediletto a suo dire, anche se questo mi urtava perché volevo molto bene ai miei fratelli e sono certo che anche per lui era così. Mi dimostrò la sua fiducia ancora una volta ed ancora una volta svolse il suo lavoro di padre egregiamente, cercando di dare una mano ad un figlio che aveva sempre avuto bisogno di lui e di cui lui aveva bisogno, in uno scambio di reciproco affetto, solidarietà e complicità.

Mi fece un piccolissimo prestito, dando fondo ai suoi modestissimi averi, che gli promisi gli avrei restituito appena possibile. Così non è stato perché troppo presto, per lui e per me, mi lasciò al mio destino mentre si compieva il suo. Ma aveva piantato bene il seme ancora una volta, consapevolmente, da buon educatore, che sa che se non si semina non si raccoglie. E la fortuna ha assistito lui e me nel far sì che quel seme potesse attecchire, germinare e rigogliare. Io non ho fatto altro che curarlo al meglio, innaffiandolo e concimandolo quando ne aveva bisogno, mettendo tutto il mio amore nello svolgere quel compito che mi era stato affidato come in una visione onirica e che era quello che io avevo chiesto e che mi era stata data la possibilità di fare.

Da quel seme è nato un piccolo arbusto, che oggi dimostra tutte le sue potenzialità di diventare un albero, un grande albero se curato con lo stesso amore e la stessa passione infusa nei primi tempi, ed io sono qui per questo. Ed in questo trovo motivazione della mia presenza in questo momento ed in questo contesto.

Oggi il passato sembra molto lontano, quel prestito si è trasformato in un gentile omaggio del mio genitore che non c’è più, che mi ha dato la forza e la voglia di ritrovare me stesso, in una rinnovata passione di vivere, con animo sgombro e mente serena, verso le mete che avevo sempre cercato e che oggi vedo la possibilità concreta di raggiungere.

TERRA! TERRA!

gridò il marinaio al suo capitano dopo mesi di navigazione in mari tempestosi e questi gli fu grato di averlo informato che le sue rotte, ancorché approssimative ed incerte, avevano ottenuto l’esito tanto sperato: rimettere i piedi a terra, dopo averlo tanto sognato e sperato, ed aver lottato contro ogni avversità, pur di raggiungere l’ambita meta. Era comunque consapevole che lo sbarco avrebbe portato lui ed il suo equipaggio in salvo, con la possibilità di poter fare nuove provviste d’acqua e di cibo per sé e per i suoi uomini, ma di certo non sapeva, una volta sbarcato, cosa lo avrebbe atteso, quali e quante sarebbero state le possibilità di trovare nuovi ostacoli sul suo cammino. Era una terra sconosciuta quella sulla quale metteva piede per la prima volta e sapeva che su tutto ciò non avrebbe potuto mettere un punto esclamativo vicino alla parola fine delle disavventure! Ma, nonostante le sue domande, sapeva di aver acquisito una forza nuova ed era consapevole del fatto che, avendo dovuto affrontare tante minacce ed avendole sgominate, quella stessa e rinnovata forza, gli avrebbe dato il coraggio per osare ed affrontare qualsiasi altra situazione gli si fosse parata davanti. 

Mio padre non c’è più

a fornirmi la spalla a cui appoggiarmi, ma io ho ereditato anche da mia madre un po’ d’intelligenza, ma soprattutto una gran forza d’animo ed una grande volontà che mi consentono di portare avanti, rimanendo integro, il mio nuovo progetto di vita, di perseguire con decisione i miei obbiettivi e di intuire, al di là della foschia, quali sono i passi giusti da dover fare per poter arrivare lì dove mi sono prefisso. Ed insieme a me, la mia irrinunciabile compagna di vita, che mi ha da sempre incoraggiato e spronato a imboccare sentieri che io valutavo essere troppo pericolosi e che poi si sono rivelati solo delle mie paure. Probabilmente lei sapeva meglio di me cos’è la vita e come va affrontata, concretamente e con umiltà, come solo certe donne sanno, ed ha investito e scommesso anche lei su di me, anche un po’ incoscientemente, ma credendo in me e nelle mie possibilità. E questo le fa onore ed io glielo riconosco e la rispetto, spero di continuare per sempre a meritarla, così com’è. Fu anche quella di unirci una felice e decisiva scelta che facemmo insieme. Tutto ciò che faccio oggi lo dedico a lei che mi è sempre stata vicina, e spero di avere il tempo di poter portare a termine la missione che ci siamo impegnati a svolgere, ci auguriamo con successo.

Male che vada

saprò sempre di poter contare su di lei, e lei su di me. Per questo, qualunque sia l’esito, noi avremo comunque vinto, noi, la coppia resiliente per antonomasia, che nulla ferma e nessun peso è troppo grande se a spostarlo siamo in due.

 

E da qui comincia la nostra sfida, una grande avventura!

 

 

„Con questo Chautauqua non mi propongo di aprire qualche nuovo canale di coscienza, ma semplicemente di scavare più a fondo in quelli vecchi, ormai ostruiti dalle macerie di pensieri divenuti stantii e di ovvietà troppo spesso ripetute. L’eterno “Che c’è di nuovo?” allarga gli orizzonti, ma se diventa l’unica domanda rischia di produrre solo i detriti che causeranno l’ostruzione di domani. Mi piacerebbe, invece, interessarmi alla domanda “Che c’è di meglio?”, che scava in profondità invece che in ampiezza. (p. 18)“

Robert Maynard Pirsig (Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta – 1974)




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